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Queer, d’altronde, non è solamente un termine-ombrello che indica tutte le persone comprese nell’acronimo LGBTQAI+, ma è soprattutto un termine che indica un posizionamento teorico e un posizionamento politico. Queer significa “obliquo” ed è quindi il contrario di dritto, è il contrario di quella che viene considerata e imposta come la norma. Queer talvolta è stato utilizzato come insulto (finocchio, frocio) per marchiare e deridere le persone della comunità LGBTQAI+, che hanno risposto riappropriandosi di quel termine, rivendicando la loro natura stramba, bizzarra, obliqua, operando quella che Judith Butler definisce una “riconversione dell’abiezione in azione politica”. Le persone queer recuperano inoltre una radicalità politica: essere queer significa esprimere la rabbia con cui ci alziamo ogni mattina, significa reagire e resistere, rifiutare di essere assimilatə in una società di cui non condividiamo i presupposti e i contenuti.
Essere queer “ha a che fare con lo stare ai margini che ci definiscono” – come affermava il Queer Nation Manifesto del 1990.

Ed è proprio a questo approccio che noi di Non Finisce Queer ritorniamo.

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