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Cercheremo di creare nuovi momenti – come già questo – in cui mettere in luce pubblicamente il nostro pensiero e le nostre ambizioni. L’Alessandria Pride 2022 sta cercando di contenere tanti punti di vista, facendo sì che persone e gruppi diversi arrivino alla stessa marcia da più prospettive ma anche attraverso collaborazioni preziose. Noi vorremmo portare un messaggio di rottura, che non si preoccupi di coinvolgere chiunque in una semplice marcia colorata, ma di esaltare le identità queer nella loro scandalosa e orgogliosa originalità, nel loro aperto contrasto con i modelli che ci vengono imposti, con i quali non vogliamo scendere a patti ma rimanere in conflitto.

Gran parte della nostra classe dirigente ci preferisce invece tranquillə e obbedienti, ed è chiaro che – nel migliore dei casi – veda il Pride come qualcosa di poco necessario, una celebrazione fine a sé stessa, una festicciola, nel tentativo di svuotarlo di quel significato politico che invece deve mantenere per poter criticare rumorosamente lo status quo che le istituzioni difendono con ossessione, anche quando si dichiarano “inclusive” o si presentano con programmi tanto altisonanti quanto inconsistenti.

Il pericolo – avvertito da attivistə e intellettuali del passato e del presente – è che in periodi come questo, in cui una parte di società civile si mobilita e pretende risposte, si ottengano soltanto timide riforme istituzionali che impediscono cambiamenti radicali e sostanziali.
Viviamo in una società che concede ancora pochissimo spazio, pubblico e privato, alle persone LGBTQAI+. Non ci appartiene una società che non riesce a spostare il senso di vergogna e di colpa dalla persona LGBTQAI+ offesa alla persona che offende. Certamente vorremmo che le istituzioni fossero dalla nostra parte, ma senza ambiguità e ipocrisie. Sarebbe una sconfitta, per noi, integrarci in un sistema che, pur tollerando le nostre “diversità” e celebrandole una volta all’anno, continuerebbe a ricattarci e a sfruttarci, normalizzandoci all’interno dei suoi modelli dominanti, esigendo il nostro essere “discreti”, trattandoci soltanto come nuove risorse umane da cui trarre profitto.
Per questo noi diffidiamo di quei Pride in cui sfilano in primo piano determinate aziende, multinazionali e magari anche partiti politici. Perché il potere trova sempre il modo di rinnovarsi nelle forme per conservarsi nella sostanza: si mimetizza con disinvoltura per impadronirsi di qualcosa di nuovo che può giovare agli interessi di chi, quel potere, lo detiene e non lo cede.

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